Nel 1987 Giorgio Gaber cantava sull’amore adulto: “un uomo solo è sempre in buona compagnia”; nel 2001 Sonia Livingstone scriveva sulla privatizzazione della “bedroom culture” dei bambini allora emergente. Oggi, a distanza di oltre un decennio, la solitudine che caratterizza da sempre le nuove generazioni si è amplificata in un fenomeno sociale nato in Giappone con il nome di “Hikikomori” che riguarda i pre-adolescenti e gli adolescenti, anche italiani.
I ragazzi più sensibili e intelligenti, in questi casi, si isolano nella propria cameretta al riparo dal mondo che li ha inevitabilmente disillusi, provando addirittura vergogna per i loro sogni infranti; solo in conseguenza di un simile ritiro sociale, alcuni riescono a ricostruire pian piano i contatti con il mondo reale partendo proprio dal web (fino ai casi emblematici delle web star) e altri sviluppano invece forme di dipendenza dalla Rete che li allontana sempre più dalla vita vera.
Qui un recente articolo comparso su la Repubblica.it che riporta il punto di vista di Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro.